Camicie Rosse di Natali Ehrat, Università di Friburgo.

„CAMICIE ROSSE di Orsola Nemi “ Le „ Edizioni del Borghese“ 1961

1. introduzione

Camicie rosse è l’unica opera teatrale di Orsola Nemi, fu  pubblicata  nel 1961, su richiesta dell‘ amico Mario Soldati,  esattamente cento anni dopo l’Unità d’Italia di cui si ricoda la vicenda.

È la storia dell’impresa dei mille che s‘imbarcarono a Quarto per seguire Garibaldi in Sicilia.

Al centro dell’opera non sono né la vita né l‘attività di Garibaldi ma i destini dei vari protagonisti che lasciarono la famiglia e gli affetti  per realizzare il sogno dell’Unità ma anche e le sofferenze e le speranze della popolazione siciliana.

Il testo si limita al periodo della liberazione della Sicilia dalla dominazione dei Borboni. La scrittrice per mettere in scena il tempo dell‘ epopea delle giornate del maggio siciliano, sceglie in particolare due fonti: le „ Noterelle“ dell‘ Abba, dal quale testo ricava il sentimento estatico  e quasi un profumo di santità che Abba volle conferire all‘ impresa e „ Mille „ del livornese Giuseppe Bandi dalla quale opera, ricava , invece, aspetti più cronologici e documentati.

Il titolo dell’opera deriva dal fatto che le persone  che combatterono  con Garibaldi portavano  camicie di colore rosso.

Nella sua opera Orsola Nemi non idealizza la guerra per l’Unità ma al contrario, ci mostra anche gli aspetti più  crudeli di essa.

Se  pensiamo  inoltre ,che nel 2011 si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia è un testo significativo  e di grande attualità.

2. lo sfondo storico

É limitato al periodo della liberazione della Sicilia .

L’opera narra la lotta di Garibaldi contro il Re di Napoli ,include la battaglia di Calatafimi, momenti a bordo del „ Piemonte“, a Marsala, sulla via di Salemi, a Piana dei Greci e conclude con la capitolazione del Re e ‚ l‘ arrivo di Garibaldi nel Palazzo Reale di Palermo.

3. la struttura

Essendo un‘opera teatrale che però si può anche leggere „ come un romanzo“ (come è scritto nel risvolto di copertina del libro) il testo consiste in  due tempi e nove quadri. Nel primo tempo ci sono quattro quadri e nel secondo tempo cinque quadri.

Ogni quadro viene introdotto e concluso dalla figura del Cantastorie. 

4. la trama

 „Anche una volta, Golia era stato vinto da David.“ (p.134)

primo tempo

I Quadro:

L’azione del primo quadro si svolge a Quarto dove i mille di Garibaldi si sono imbarcati per la Sicilia. Vengono presentati i protagonisti Abba e Airenta che appaiono quasi come  un  filo rosso nell‘ intera storia. Con le loro idee e speranze rappresentano tantissimi altri giovani che vogliono seguire Garibaldi e che per questo si sono  radunati  a Quarto. L’azione però non comincia con loro ma con un dialogo fra signora Emma e il suo figlio Mario. Lui vuole partire con Garibali ma le sue motivazioni non sembrano convincere troppo la madre afflitta per l‘ abbandono del figlio:

„Mamma, pensa quando potrò dire ai miei figli: „Sono stato con Garibaldi““(p.15)

Questo grande fascino nei confronti  di Garibaldi è una cosa comune a tutti i ragazzi e anche Abba e Airenta che appaiono in questo dialogo  la pensano così: alla domanda di Abba se avesse mai pensato alle conseguenze prima di imbarcarsi Airenta ammette ridendo:

„Nemmeno per sogno (…)“ (S,25)

e Abba aggiunge :

„(…) Si sente quel nome: Garibaldi. Si sente dire:“Italia! Libertà“ e non si può stare fermi“ (p.25)

Senza pensare alle loro famiglie o al loro futuro decidono di seguire Garibaldi pure „a occhi chiusi“ (p.22). Anche le loro idee riguardo la guerra non sono realistiche:

„Perché morire? Dalla guerra si torna; si vince e poi si torna!“ (p.15)

La decisione di partire con Garibaldi sembra più un impulso spontaneo che un’idea  ponderata .

In seguito viene presentato o almeno nominato lo stato maggiore di Garibaldi, ovvero  le persone che lo circondano e lo sostengono maggiormente: Crispi, Sirtori, Bandi e tra loro un‘ unica donna : la moglie di Crispi il cui nome è Rosalia. La scena si conclude con la partenza dei mille per la Sicilia.

II Quadro:

Arrivati in Sicilia,precisamente a Marsala, i protagonisti Abba e Airenta vengono messi a confronto con la popolazione siciliana molto povera e del tutto  estranea ai costumi, ai pensieri garibaldini. Fanno la conoscenza di una ragazza che si chiama Agata e di sua madre Ortolana. Nel breve ma significativo dialogo fra Agata e i due protagonisti  emergono  ancora le grandi incertezze dei siciliani difronte alle nuove idee dei garibaldini:

„Agata: Siete piemontesi voi?

Airenta: Siamo italiani.

Agata: Dove sta l’Italia? È lontana assai?

Abba: Qui dove siamo è Italia“ (p.36)

 Nonostante ciò, nell‘ immaginario dei siciliani la figura di Garibaldi è già circondata da un’aurea  divina.

„Ma dicono che Sinibaldi fa miracoli.“ (p.37)

Nel secondo quadro i garibaldini cominciano a capire le possibili conseguenze  di tutto questo.

Per la prima volta hanno paura. La figura del „Marinaio“ in questo contesto simbolizza la gente che dopo il primo entusiasmo vuole tornare a casa. Lui ammette  a Bandi e Crispi:

„Ho scelto di partire. Ma ora vedo chiaro: qui si finisce o in galera o sulla forca.“ (p.40)

III Quadro:

Il terzo quadro è molto  toccante. Appaiono „i morti della battaglia di Calatafimi“ (p.44) , ognuno ritorna in vita per raccontare la propria morte ( sono Schiaffino, Profumo, „l’Innominato“ – che rappresenta quelli che sono morti sconosciuti, Sartori, Sacchi, Pagani, Desiderato Pietri e Stefano Dapino) ciascuno racconta la storia della sua morte.

Un punto  in comune a  tutti questi monologhi è ancora una volta la grande attrazione per Garibaldi. Guardando Garibaldi perdono la paura e le loro forze si rinnovano:

„Mai, né alla festa, né all’amore siamo corsi così pronti e felici come incontro alla morte.“(p.46)

Nessuno di loro lamenta la propria morte (semai  il fatto che non hanno potuto più essere di sostegno e aiuto a Garibaldi) e l’unica cosa che  li ferisce è il fatto che hanno combattuto „italiani contro italiani“ (p.45).

IV Quadro:

Si vede nuovamente la figura di Abba che cerca alloggio nella casa di una donna e della  figlia. Dopo la sua partenza arrivano nella medesima casa:  prima Rosalia e  poi Crispi, Sirtori, Bandi, Carini e Sant’Anna . Rosalia cerca di spiegare alla donna ,preoccupata ,la nuova situazione:

„Siamo tutti italiani. Garibaldi manderà via i Borboni dall’isola, verrà il re.

 Qui sarà come sul continente. Sarete Liberi“ (p.63)

Ma alle rassicurazioni di Rosalia che tutto andrà bene la donna  reagisce con scettismo:

„Avete buone intenzioni e cuore buono, ma quello che dite non è possibile: tutto a posto, tutto bene!“ (p.64)

Quando arrivano gli altri  discutono sul da farsi e notano il grande entusiamo dei siciliani verso Garibaldi e pure la grande forza dei garibaldini che non si lamentano mai e affermano:

„Chi dice l’Italia è povera! Finché avrà uomini come questi, dovrà dirsi ricca, sentirsi capace di ogni conquista.“ (p.66)

secondo tempo

I Quadro:

All’inizio del secondo tempo c’è un cambiamento di  prospettiva: ora la vicenda è narrata  dal punto di vista dei siciliani che aspettano con impazienza l’arrivo di Garibaldi a Palermo.

I protagonisti del primo tempo non sono più al centro della narrazione.

I personaggi del primo quadro in ordine di importanza sono i seguenti: Francesco Riso, Antonio (suo padre) e Maria (sua moglie).

Francesco è stagnaro e muratore. Da ciò possiamo dedurre che erano  anche molti  gli uomini non privilegiati che desideravano arruolarsi con Garibaldi.

L’intera famiglia è nervosa e impaziente a causa delle  diverse e scarse notizie che giungono riguardo  a Garibaldi e al suo luogo di soggiorno. Dopo la notizia che Garibaldi non si ritira (come hanno pensato tutti) sulla strada di Corleone ma invece „vola verso Palermo“ (p.82) Francesco non riesce più a aspettare e se ne va. Anche il suo vecchio padre Antonio si fida di Garibaldi e afferma :

„La mia paura era che non mi bastassero a vedere questo giorno.

Ora so che i miei figli, dopo di me, saranno rispettati, avranno onore e pane.“ (p.83)

II Quadro:

Franceso e gli altri operai aspettano l’arrivo dei garibaldini in una rimessa e cercano di farsi coraggio con parole come:

„Io paura? Ma io ti faccio vedere che vado avanti senza fucile. Mi bastano le mani a me“ (p.93)

In seguito uno degli  operai racconta un suo sogno : ha sognato Garibaldi che gli dava un sigaro quando all‘ improvviso  arrivavano tanti pipistrelli.

Questo può essere interpretato  come un sogno metaforico: i pipistrelli sembrano  simbolizzare i nemici nascosti di Garibaldi. In questo modo il sogno è quasi una prolessi per il tradimento che segue subito dopo questa scena: Arriva  infatti la truppa del Maniscalco (il capo della polizia). Gli operai non hanno nessuna speranza di vincere ma invece di fuggire decidono:

„Andiamo a morire.“ (S.96)

Vogliono morire per il loro sogno d’Italia e per Garibaldi. Maria cerca di fermare  suo marito, lei è l’unica che può valutare la situazione e dice: „Sono pazzi!“ (S.97).Dimenticano tutti la responsabilità per la famiglia e cercano di sconfiggere le truppe. Ma non ce la fanno. Quando ,Francesco,ferito si prepara a morire arriva Maniscalco. Questi  cerca di ricattare Francesco: vuole avere i nomi della gente che ha preso parte al complotto e solo dopo lascia tornare il  vecchio padre a casa.

Ma riflettendo  sul comportamento di Francesco  possiamo evidenziare  un fondo di verità in quello che dice il capo della polizia:

„La vita ha del buono, caro Riso, specialmete quando si ha una moglie bella e brava, due bambini e un padre che nella sua vecchiaia ha diritto di trovare un appoggio nel figlio. Tu a queste cose non pensi. Sei una testa calda, Riso! A te piacciono le novità“! (S.101)

Francesco ha una grande passione ma non ha del tutto il senso  della realtà: a causa della sua mancanza di pazienza adesso deve morire ma dice: „E sono contento di morire“ (p.101)

III Quadro:

Il terzo quadro comincia con gli insorti siciliani e i garibaldini che gridano tutti insieme parole per onorare l’Italia. Ma come si evince  dalla citazione, i siciliani non sono ancora abituati alla nuova situazione:

„Insorti: Viva Sicilia! Viva santa Rosalia! Garibaldino: Viva Italia! capite: Italia, Italia, Italia! Sentite quanto è bello questo nome.“ (S.109)

Dopo un incontro fra l’avvocato Tebaldi (che appariva già nel primo quadro nella casa di Francesco

Riso) Abba e Airenta, arriva la vedova di Francesco che non  ha  trovato una chiesa per

il marito morto. Questo perchè, come lei stessa  confida in ultimo:da moribondo lui Francesco  per  salvare la vita dell‘ anziano padre ha tradito i compagni,  ha parlato  alla fine , ha detto  i nomi al Maniscalco.

IV Quadro:

Nel quarto quadro si svolge un dialogo fra tre contadine che portano regali da dare a Garibaldi. Sperano di vedere Garibaldi di cui hanno già sentito tantissime cose miracolose.

Osservando le frasi di queste tre donne si nota, che per la popolazione semplice della sicilia, Garibaldi è già diventato una figura, quasi divina:

„(è stato) mai ferito, ma i toccato da un’arma“ e  „Santa Rosalia è con lui.“ (S.121)

Accettano il pericolo del combattimento  vicino soltanto per vedere Garibaldi ;le tre donne sembrano quasi tifosi moderni.  Ma, in questo quadro emergono  le prime conseguenze della guerra: le donne vogliono ammazzare uno sbirro (uno della truppa del Re di Napoli) e usano parole come „La legge è quella della guerra!“ (S.123) , per giustificare il poter fare tutto.

Un’altra conseguenza terribile della guerra sono le distruzioni della città e la morte di una piccola ragazza  Lia, che è stata violentata e  uccisa brutalmente dai sbirri.

Si evince  da ciò che l’unica legge della guerra è quella  di cui parla il vecchio mentre  osserva, la povera ragazzina morta sacrificata:

„Quaggiù da noi, sulla terra, nulla si ottiene se non paga l’innocenza“ (S.132)

V Quadro:

L’ultimo quadro viene introdotto con la visualizzazione d’un giornale che dechlara:

„il Governatore Lanza firmò a nome del re la capitolazione.“ (S.133/34)

La fine unisce sia la speranza che la gioia („Ecco, ecco! Sul forte di castellamare sale la bandiera italiana.“ (S.138)) sia la tristezza. („Rammentati quanti sono sbarcati con noi nell’isola e non vedono questo giorno.“(S.138))

Ma come Bandi afferma:

„(…) non sono morti inutilmente.“ (S.138)

5. Il personaggio di Garibaldi

Basandosi   su un evento reale della  storia d’Italia  compaiono diversi personaggi  realmente esistiti  come Abba, Airenta, Bandi, Riso , Crispi e naturalmente Giuseppe Garibaldi. Ma com’è presentato Garibaldi nell’opera di Orsola Nemi ?

Garibaldi dev’essere stato un uomo dotato di notevole  carisma per entusiamare così tanta gente in nome  dell‘ idea allora ancora astratta d’Italia unita. Tutti i giovanotti vogliono seguirlo per poter dire: „Sono stato con Garibaldi.“ (p.15) All’inizio sembra che tutti partano soltanto per incontrare o almeno vedere Garibaldi e non per unire l’Italia.

Ma questo non è tutto: Lui riesce a  trasmettere  entusiasmo , a motivare  le persone   gli trasmette nuova forza e speranza  tanto che   tutti sono pronti  a morire per lui e per l’Italia:

„Come quando un’ala di tempesta raccoglie e solleva le nuvole sbandate per scagliarle di nuovo riunite nel turbine , così noi tutti ci trvammo portati e sospinti, non sa da quale forza, invincibili e ciechi.“ (p.50)

Ma non solo i garibaldini pure la popolazione siciliana lo ama. È Bandi che alla fine riesce a spiegare l’efetto di Garibaldi sulla gente e che capisce l’origine del suo grande potere:

„Il generale non è soltanto un grande soldato, ha un suo potere particolare; appena ha messo piede nell’isola, ed è entrato in Palermo, il cuore dei siciliani è stato subito suo. E lui legge dentro di loro, li intende, li ama. Questa è la sua forza, che nessuno potrà contendergli, mai!“ (S.136)

Nei pensieri delle gente Garibaldi è quasi sempre idealizzato, si vede molto bene quando per esempio uno degli  operai nel secondo quadro del secondo tempo racconta il suo sogno:

„Ho sognato Garibaldi. Stava sopra un cavallo bianco, in cima al Monte Pellegrino (…)“

„Io ero con lui, gli tenevo il cavallo per la briglia (…). Garibaldi mi ha dato un sigaro. Questo vuol dire onore.“ (S.89f)

Come un  bambino piccolo, si sente privilegato ad aver visto Garibaldi „per  primo“ (p.91) e naturalmente nel suo sogno Garibaldi si trova sopra un cavallo e pure in una posizione privilegiata.

Anche  le indicazioni nel testo rafforzano quest’impessione:

„Durante la strofa, l’ombra enorme di Garibaldi cade sulla barricata.“ (S.108)

La cosa veramente interessante è che Garibaldi (eccetto alla fine) non viene quasi mai presentato in un’azione attiva. Le sue attività ci vengono comunicate soltanto tramite dialogi fra gli altri personaggi.

Abbiamo soltanto l’immaginazione di Garibaldi com’è presente nei pensieri della gente.

Quest’immaginazione gli ha dato la forza, la passione e l‘amore di combattere con Garibaldi e pure di morire per l’Unità d’Italia.

„Io, questa santa libertà d’Italia, l’ho amata non come padre, ma come madre che ama il figlio nove mesi prima che nasca.“ (Francesco Riso, p.102)

E senza questa passione oggi non avremmo l’Unità.

6. la stampa

„Camicie rosse“ viene messo in scena per la prima  volta  nel teatro Civico di Spezia

Ecco alcuni  titoli di articoli di critica alla prima rappresentazione teatrale presso il teatro di La Spezia ( LIguria)nel 186o:

„ in prima assoluta  al CIvico un  inedito di Orsola Nmi

„ il 15 dicembre al Civico, rappresentazione  di „ Camicie  Rosse“ da  La Nazione

„ Camicie Rosse di Orsola Nemi sulla scena del teatro civico“ da „  Secolo XIX“

„ Come i 28 attori del piccolo teatro“ affronteranno“ Camicie rosse“ nella riduzione di Orsola Nemi „ da „ Giornale del mattino“

„ Il piccolo teatro prepara la  recita di Camicie Rosse“ da „ Il Tirreno“

„ l‘ epopea  garibaldina“ da „ Il Lavoro“ 16.12.60

„ Camicie  Rosse ha collaudato la capacità del Piccolo teatro“ da l‘ Unità

„ Camicie Rosse di O. Nemi rappresentata a La Spezia, la spedizione die Mille a teatro“ da „ il Messaggero“ 16.12.60

„Vivo successo al Teatro Civico di „Camicie rosse“ di Orsola Nemi“ (la Nazione)16.12.60

„Vivo successo di „Camicie Rosse“ di Orsola Nemi al „Civico“ della Spezia“

„„Camicie rosse“ al Civico il 15 dicembre per le celebrazioni dell’unità d’Italia“ da la“ Nazione“

Natali Ehrat, Università Albert-Ludwig di Friburgo

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